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Libano

DAGLI ESORDI A OGGI - Dopo alcuni viaggi esplorativi, nell’aprile 2014 i volontari di Operazione Colomba si sono stabiliti in un campo profughi a Tel Abbas, in una delle regioni più povere nel nord del Libano, a soli 5 km dal confine con la Siria.

A richiedere di rimanere sono stati i siriani che vivevano nel campo, minacciati dalla popolazione e dall’esercito libanese.

Nel campo è stata costruita una tenda proprio come le altre. I volontari hanno così iniziato a condividere la quotidianità con i profughi, cercando di contenere il livello di tensione tra i siriani e i libanesi.

A seguito dello scoppio della pandemia da coronavirus, è stato necessario sospendere la presenza per alcuni mesi, per poi riattivarla ad agosto 2020 con una fase esplorativa volta a comprendere le esigenze emerse nel drammatico momento storico.

Il Libano sta infatti vivendo una situazione di particolare difficoltà, non solo per il COVID-19, ma anche per la profonda crisi economica (dichiarato il default), l’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto, la crisi politico-istituzionale con le rivolte di piazza e, ovviamente, la tensione legata al conflitto in Siria e alla presenza di oltre un milione di profughi nel Paese.

Ad oggi i volontari continuano a sostenere i profughi, visitando regolarmente le famiglie siriane ormai da anni costrette nei campi per rifugiati.

Parallelamente incontrano i libanesi attivi nella società civile e nella chiesa locale per creare connessioni tra loro e le realtà dei campi.

Sono inoltre impegnati nella segnalazione di violenze e abusi, nella raccolta di materiale e testimonianze per tener viva l’attenzione sul conflitto e far sì che la voce dei profughi arrivi in Italia.

Dal 2016 Operazione Colomba collabora attivamente anche al progetto dei Corridoi Umanitari permettendo a famiglie siriane profughe in situazione di particolare fragilità di raggiungere l’Italia in sicurezza e piena legalità.

PERSONE NON NUMERI - L’intervento complessivo coinvolge più di 300 persone.

LA’ PER NOIAlberto Nato nel 1966 a Rimini, Alberto Capannini è il referente di Operazione Colomba in Libano. Alberto si è scelto un mestiere non facile: abitare i conflitti ovvero andare sui luoghi dove sono in corso guerre per abbassare l’odio, proteggere le persone, fermare i combattimenti senza usare la forza. Negli anni ha prestato la sua opera in diverse aree di crisi, dai Balcani all’Africa, dall’America Latina al Medio Oriente. Ma come arriva ad una scelta di questo tipo che segna la vita sua, della moglie e dei loro tre figli? “Andai in biblioteca – confida Capannini – e presi per ben 15 volte “La forza di amare” di Martin Luther King. Voglio vivere qualcosa più potente dell’odio, più forte della morte, incontenibile come l’Amore”. A 17 anni “Pride (in the name of Love)” degli U2 fa da colonna sonora alla sua ispirazione mentre l’incontro con don Oreste Benzi dà la direzione a questo desiderio e nel 1992 Alberto contribuisce attivamente alla nascita di Operazione Colomba.

PER FARE DI PIU’ E MEGLIO - Se anche tu condividi l’impegno e le finalità di Operazione Colomba puoi sostenerci aderendo alla campagna linkata sotto: i nostri referenti chiedono questo per fare di più e meglio!
http://tuttixuno.operazionecolomba.it/

INFO@
www.operazionecolomba.it

 

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